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editoriale

L'editoriale

Il clangore delle Sette Trombe

30 Aprile 2020
Marcello Fumagalli

Che vita sarà quella che ricomincerà? Difficile immaginarlo senza oscillare tra un razionale pessimismo ad un incauto ottimismo. E’ ancora troppo presto per poter affermare una previsione fondata. L’emergenza sanitaria non è affatto terminata ed è tutto in forse e dipendente dall’evoluzione del contagio. Ma al di là di tutto già stiamo pensando al dopo sapendo che il calendario delle riaperture sarà un altro angoscioso momento. Molti, infatti, saranno le vittime economiche di questo apocalittico avvenimento. Le voci di corridoio lasciano presagire ad una parvenza di normalità dopo l’estate, ma non sono così certo. Una tenda e un condizionatore, per chi l’ha, saranno i surrogati dell’ombrellone di una spiaggia o la frescura di un bosco montano. L’escatologico scenario delle Sette Trombe dell’Apocalisse è ciò che potrebbe imporci un cambio radicale della nostra vita mondana. Il virus non sarà cancellato con l’ennesimo provvedimento impositivo e solo chi potrà dimostrare la messa in atto delle condizioni di sicurezza godrà dell’azzardo della “rinascita”. Una spada di Damocle albergherà a lungo sul “nostro capo” e appena si dovesse rendere necessario chiudere di nuovo tutto dovrà essere chiuso nuovamente. Tutto ciò all’insegna della riduzione, al minimo, delle condizioni di rischio per sfuggire a nuovi pandemici contagi. Lo stravolgimento della vita personale e sociale prevederà modifiche dolorose fino alla messa a punto e distribuzione di un efficace vaccino. Nel frattempo le nostre abitudini dovranno adeguarsi a procedure e regole e, per questo, il lavoro e le professioni modificheranno profondamente diventando, ove possibile, “flessibile” come oggi si “suol” dire. Un cambio di mentalità sarà lo scotto che tutti dovranno affrontare e al quale i più anziani non si abitueranno per i motivi che Vi lascio immaginare ….. ma tanto sono vecchi! I cosiddetti “giovani” accetteranno il cambio con sacrificio, ma lo dovranno fare per forza! Alla fine rimarranno i nostri nipoti che non avranno alcun tipo di trauma perché cresciuti con una metodologia di vita consona ai tempi. Pensate a ciò che abbiamo appreso noi con l’avvento dei computer e del cellulare. Saranno così passati dai venti ai trent’anni! E poi cosa potrà accadere? Difficile a dirsi, ma la prossima tragedia potrebbero essere esodi biblici per carestie e mancanza d’acqua già oggi un bene prezioso più dell’oro! Alcuni scenari si stanno già disegnando. Tornando al nostro momento non è ancora chiaro quali saranno le condizioni minime di sicurezza che dovremo applicare, ma tutte dalle più semplici alle più complesse saranno fonte di acute ansietà. Il distanziamento sociale sarà il “vulnus” che lacererà il nostro innato bisogno di contatto umano. Un altro gravissimo problema sarà la scuola soprattutto per i piccoli degli asili, delle elementari e per i genitori lavoratori che in mancanza d’aiuto dovranno alternarsi per accudirli …. se ci fosse, ad esempio, l’abolizione del tempo pieno. Insomma un disastro su ogni fronte! E poi non sarà finita! Penso alle differenti professioni artigianali ove è impossibile evitare il contatto ravvicinato. La ripresa, meglio la rinascita, dovrà essere, come già detto in alcune occasioni, modellata su nuove ed inedite strategie perché il ripristino del vecchio non garantirebbe una vera “resurrezione”. Quando l’intervento è troppo profondo è meglio abbattere e ricostruire. In ogni caso un vecchio proverbio dice che “tutto il male non viene solo per nuocere” lasciando intendere che se si saprà far tesoro di quest’esperienza avremo partecipato all’albeggiare di un mondo nuovo.

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