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L'editoriale

RICETTE

31 Luglio 2017
Marcello Fumagalli

Oggi ho mangiato stufato d’Asino con polenta! Sì l’ho mangiato con piacere e mentre lo degustavo ho pensato a quanti asini, fra quelli che conosco, potrei mangiarmi dopo averli cotti lentamente! Scambiando idee e pensieri con la persona con cui ero mi sono ritrovato a riflettere sull’immagine del trattato d’alchimia del Nazari dal titolo “Tramutazione metallica sogni tre” stampato a Brescia nel 1572. Nel meraviglioso libro è raffigurato un asino seduto su un piedestallo mentre suona un flauto ad un girotondo di scimmie che lo attorniano. Una cornucopia, piena di “doni”, funge da coda all’animale e completa l’illustrazione metaforica, consegnando al lettore l’avvertimento circa l’infondatezza dei regali che “tutti gli asini” possono promettere. Dall’ultimo censimento mondiale della popolazione asinina risulta un numero impressionante! Personalmente credo che comunque il risultato sia in difetto in quanto, molti, sono sfuggiti al riscontro perché “mascherati” da cavalli di razza. Un vero calcolo dovrebbe essere fatto tramite “fono registrazione” così non si incorrerebbe nell’errore di scambiare un “nitrire” da un “ragliare”. Di fronte all’errore di computo”, tuttavia, ci si deve arrendere e sperare che lo “stufato d’asino” diventi un piatto globale. Nell’arte farmaceutica l’asino ha ancora oggi un’importanza pediatrica visto che il suo latte è somministrato agli allergici al latte vaccino. Il taglio di carne d’asino che oggi ho mangiato non ha un nome specifico, ma tanti nomi propri a seconda del donatore. Judicia asinus nolite ire in caelum?

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