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L'editoriale

QUINTE O PALCOSCENICO ?

31 Maggio 2016
Marcello Fumagalli

Come l’Abate Joannis Tritemius, maestro di alchimia, chiuse molte delle sue opere con un aforisma che in brevi e succose parole riassumeva e racchiudeva il risultato di considerazioni, osservazioni ed esperienze, anche questo titolo cela un messaggio che tutti dovrebbero svelare adattandolo a sé stessi. Il palcoscenico è sempre unito alle “quinte” nascoste all’occhio del pubblico proprio per velare le molte attività essenziali allo svolgimento della “recita” ; ……. i cambi di scena, l’attesa degli attori prima del loro ingresso e ……. l’adoperarsi dell’eventuale suggeritore. Da qui l'espressione "dietro le quinte" ad indicare una serie di dinamismi e persone fondamentali, ma invisibili. Addentrandoci nel vivo dell’immaginifico mondo della “rappresentazione” dove il “Sé grandioso” è la condizione per vincere l’effimero mondo dello spettacolo …… si può intravedere il sintomo dell’egoismo profondo, della mancanza dell’empatia …….. causa di sofferenze inconsapevoli nelle umane relazioni. In una visione allargata della scena troviamo di tutto; veri attori e comici incapaci di far ridere, artisti da strada e ciarlatani …….. emulatori di quei venditori di “Mitridate” o di quell’Anthoine Girard che a cavallo tra il ‘500 e il ‘600 si sgolava in recite pietose con il nome d’arte di “Tabarin”; oggi sinonimo di locali teatrali di infimo livello. In tutto il “teatro” è quindi simboleggiato il mondo intero …….. gli attori, gli “invisibili” ed il “pubblico” che percepisce solo la falsa verità raccontata dai figuranti. Stare sul palcoscenico può essere quindi una scelta come quella di stare "dietro le quinte” ove si incontrano “i veri eroi...della vita e non del palcoscenico” per mediare un’espressione di Benedetto Croce. Chi invece ha scelto da sempre le “quinte” esprime la propria innata capacità senza il clangore delle trombe, eternamente attento alla "scena" e pronto ad intervenire e suggerire. Il “pubblico” non manca, a sua volta, all’idealizzazione del proprio Sé soddisfacendo ed esaltando la tendenziale idea della dislocazione del primitivo senso dell’Io dell’attore, vero o fasullo, al proprio …….. originando identità ingannevoli moventi di bisogni e realtà fasulle. L’aforisma dell’Abate Joannis Tritemius suggeriva: “Ai volgari non parlare che di cose volgari e riserva per i tuoi amici i segreti di ordine più elevato”

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