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editoriale

L'editoriale

Lieto Colle

21 Luglio 2014
Marcello Fumagalli

Per molti questo titolo di sapore poetico non significa granché! Per me e per i miei nuovi amici è parte della vita. Lieto Colle fu il nome scelto, nel 1928, per distinguere una composita municipalità, Cavallasca, Parè, Drezzo; tre paesini della cintura comasca. L’accorpamento dei comuni più piccoli fu imposto dalla legge dell’epoca emanata per razionalizzare la spesa pubblica e sopravvisse fino agli anni ‘50 per poi …… essere cancellata sempre per legge. Ma l’espressione è ancora oggi un riferimento ben preciso. Alberga nel cuore di tutti quelli che vivono o che hanno vissuto, anche solo per le vacanze estive in quei luoghi ed io sono fra quelli che le vacanze le passava nell’accogliente Cavallasca. A questo piccolo comune lariano è legata la vicenda che dall’inizio dell’anno mi ha riportato in quella località della mia infanzia. Un’intervista, poi pubblicata sul quotidiano “La Provincia”, l’invito a discorrere sul simbolismo degli speciali mosaici della Villa Imbonati sono gli elementi dell’avventura che, con un balzo nel tempo andato, mi ha riempito di gioia facendomi riassaporare il gusto di quelle spensierate estati. Oggi posso dire di aver apprezzato molto l’opportunità offertami dai miei tre nuovi amici di Cavallasca; il Signor Sindaco, l’ex giudice scrittore ed amante della storia e il vice direttore giornalista del quotidiano “La Provincia” patrocinatore di questo mio ritorno al passato. Grazie amici carissimi, grazie di cuore e spero di essere ancora con tutti voi in quelli di Lieto Colle! Il mio pensiero ora vola a mio padre che mi trascinava nei boschi del Lieto Colle alla ricerca di funghi e vagando mi indicava le trincee militari della prima guerra mondiale, le reti bucate del confine, da dove romanzeschi personaggi chiamati “spalloni” passavano con il loro carico, sulle spalle, di sigarette contrabbandate dalla confinante Svizzera. Un ultimo pensiero va alla casa della maestra, alla Villa Sarfatti e ai personaggi della storia d’Italia che furono ospitati. Alla gatta che mi aggredì per difendere i suoi piccoli, alla Fiat Topolino del padrone della Trattoria, al negoziante tutto fare immerso in quel profumo di tante cose che mai più ho sentito e mai più sentirò. Per finire anche ad una biondina ……. responsabile dell’arrabbiatura di mia madre per l’insistenza del suo infantile amore. Grazie ancora amici carissimi!

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