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L'editoriale

Il Tempo del fare

03 Agosto 2012
Marcello Fumagalli

Il fare una volta richiedeva un tempo differente da quello di oggi! Forse quanto affermo non è perfettamente corretto visto che un’ora per me e voi è uguale a quella di “Otzi”, ma la sua percezione delle ore e delle giornate era certamente differente. La sua giornata non riusciamo a concepirla se non con la fantasia e ci sembra che avesse molto più tempo di quanto noi, uomini del XXI secolo, con tutta la nostra tecnologia, ne possiamo beneficiare. Fantasticare quei momenti e quali lavori si potevano fare mi agita la mente portandomi a pensare a quei capolavori manuali, che per Otzi erano pitture rupestri, frecce e tanti altri utensili, ma che poi si sono mutati in veri e propri splendori artistici ancora da noi visibili. Il ritmo del tempo scandiva, con salto temporale poco logico, il lavoro degli amanuensi, degli illuminatori e di tutti quegli uomini che diedero vita ancor più tardi alle corporazioni tra cui, la prima, quella dei maestri costruttori di cattedrali e templi. Nel cantiere di Notre Dame de Paris, nell’attuale affollato sacrato, si riunivano, a mezzogiorno, i “maestri muratori” e i loro iniziati che ascoltavano le disposizioni per il lavoro di realizzazione. Fantastici tempi e templi! Oggi non se ne costruiscono più!! Non dimentichiamo in questo frastuono caotico temporale e spaziale della mente il nostro Otzi la cui sopravvivenza era legata alla conoscenza dell’arte della costruzione delle frecce e tanto altro ancora. Una saggezza magistrale a garanzia della scelta perfetta dell’albero dal legno giusto, della parte adatta al suo intento, delle pietre di ossidiana che, una volta rifinite perfettamente, bilanciate e fissate al legno lavorato, divenivano un rudimentale arsenale di caccia o bellico. Il rimbalzare dei pensieri e delle visioni fantastiche melanconicamente mi riportano a quand’ero piccolo mentre giravo, con mio padre, in quei “viaz” in mezzo a funghi, pecore e mucche osservando i contadini lavorare un pezzo di legno che solo pochi giorni dopo sarebbe diventato un solido punto di appoggio nel loro camminare. Stamane, mentre ammiravo il tronco del mio pino com’era diventato grande, mi sono ricordato di quando avevo trasportato dalla montagna un pezzo di tronco e del vaso che ne avevo fatto. Da qui è partito l’idea dell’editoriale! Oggi la maestria del saper fare è cancellata dal tronco che trovate, già pronto e magari finto, in un qualsiasi centro di giardinaggio. Comunque i veri maestri resistono sempre ad ogni tentazione! Per l’uomo è impossibile agire nel passato come nel futuro! Il tempo del fare è sempre il presente!

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