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editoriale

L'editoriale

HOMINIS MENS

30 Novembre 2018 | Marcello Fumagalli

Quante volte abbiamo ragionato su gli scherzi che la mente umana può riservare?
Quante volte abbiamo concluso che tutto ciò che sentiamo e vediamo può essere una oscura proiezione della nostra mente?
E così non ci accorgiamo, nello scorrere della vita, quanto essa può essere importante per la nostra salute interiore e esteriore.
La visione del mondo cambia quando cambia il nostro modo di vedere e di sentire …. ricordandoci la nostra fragile natura e, purtroppo, vulnerabilità. In balia di un linguaggio ignoto fatto di sfumate immagini e visioni oniriche il nostro pensiero ci conduce dove vuole ……. alimentando “batticuori” e rimpianti angosciosi.
Il piccolo universo che ci circonda diventa, in un istante, il luogo dove le emozioni lontane scorrono come un fiume in piena davanti al nostro “terzo occhio” attento ad investigare la miriade di dettagli origine delle sensazioni che ci colpirono.
Caldo o freddo, gioia o dolore, luce o tenebre occupano il nostro mondo obbligandoci all’opprimente impegno di decodificazione del linguaggio con cui è scritto il fantastico “viaggio all’indietro”. Il potere straordinario che risiede in noi è sconfinato oltre l’umana comprensione perdendosi in qualcosa di non “materiale”. Tutto parte da ciò di cui siamo concepiti, dal pensiero di ogni essere che, nel nostro temporale contesto, ha perso l’abilità di decifrazione cosciente del sapere sottile lasciando spazio a solo ciò che si può vedere e toccare. E così, il più delle volte, non siamo consci delle alchimie che accadono tra noi e il mondo esterno e le nostre straordinarie possibilità, tutte contenute in noi, si perdono nello spazio-tempo che accoglie il nostro essere. Secoli or sono, a livello popolare, religioso e filosofico sono state intuite verità grandissime …… e solo ora trovano dimostrazione, in un ambito ancora molto confuso, della loro importanza nel confermare la presenza di un’energia psichica capace di modellare, a livello profondo, tutto ciò che compone il “creato” lasciandoci la virtuale percezione del mondo fisico, concreto ed effettivo, che prima o poi sfumerà.

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