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editoriale

L'editoriale

Fragranza di pane

30 Marzo 2018 | Marcello Fumagalli

Un mattino piovoso, di non so quale anno, osservavo da una finestra della mia casa natale, il cortile e la porta del fornaio.
La visione è il primo grande ricordo della mia infanzia e quando sono malinconico o vivo un’emozione triste, il pensiero torna a quella vista donandomi la sensazione di risentire la fragranza del pane.
Non vi so dire per quale motivo questo ricordo si impone quando i fatti della vita non scorrono più come si vorrebbe.
Il cortile era un andirivieni e la porta della panetteria si continuava aprire e chiudere diffondendo, fin oltre la strada, l’aroma del sacro alimento.
Oggi, per ricreare quella sensibilità dobbiamo recarci in periferici luoghi o, ma non sempre, in qualche “boutique” dove il “pane” è trattato come un raro pezzo d’arte.
Peccato! Un vero peccato!
In passato nelle case contadine esisteva un forno a legna per prepararlo e, una volta sfornato, era poi riposto nelle madie per mantenerne la freschezza. Le madie oggi sono diventate pezzi d’antiquariato e per chi volesse risentire quel profumo sono stati inventati i diffusori d’aromi.
Questa sorta di aromaterapia mostra come profumi ed odori possono influire sulle nostre emozioni incoraggiando sentimenti o vere passioni.
La frenesia dei tempi moderni ci ha spinto verso l’oblio del sapore autentico e ci accontentiamo del “panino industriale” cotto in forni elettrici privato della semplice “anima del fornaio”.
La memoria olfattiva mi ha permesso di trascorrere una giornata serena, gustando il mio nostalgico ricordo come un panino d’altri tempi
Il croccante sapore di quel pane mi ha fatto venire l’acquolina in bocca.
Esco alla ricerca di un panettiere con l’anima del fornaio!

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