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L'editoriale

PONT NEUF

30 Settembre 2019 | Marcello Fumagalli

Alle volte bastano poche parole per farci rivivere un viaggio a ritroso nel tempo tra ricordi ed emozioni straordinarie.
Alcuni giorni fa mi sono imbattuto in un libro della mia biblioteca dal titolo “Parigi misteriosa” e subito è scattata l’associazione di idee che mi ha condotto al lontano 1968 e, in particolare, alla serata al “Pont Neuf”.
All’epoca era consuetudine che la “scuola” organizzasse una settimana all’estero per gli alunni dell’ultimo anno e in quella occasione la scelta cadde su Parigi.
Per me fu la prima esperienza da diciannovenne fuori dall’Italia!
Di quel viaggio ho mille ricordi …. alcuni fissati in fotografie in “bianco e nero” ancora gelosamente custodite in uno degli scomparti della mia inseparabile “cartella”.
Sebbene il tempo sia trascorso inesorabile alcuni momenti sono rimasti vividi e così Rue Dauphine, “Le Tabou” - una cantina trasformata in una antesignana “discoteca” - la canzone dei Beatles “Back in USSR” e, soprattutto, Pont Neuf mi sembrano accadimenti di un passato recente.
Fra questi splendidi ricordi uno di rilievo è occupato da un bacio dato ad una bellissima ragazza parigina …. il cui rossetto sapeva di fragola …. un’assoluta novità per me povero provinciale.
Quell’occasionale amore giovanile, di tanto in tanto, visita i miei pensieri allietandomi il ricordo di una lontana gioventù e facendomi sentire il sapore di fragola sulle labbra.
Il bello, comunque, sarebbe dovuto ancora accadere!
Infatti, uscendo dal locale realizzammo che la “Metrò” aveva terminato il proprio servizio e per ritornare all’Hotel avremmo dovuto camminare dal primo al nono “arrondissement”.
Ma eravamo giovani e forti!
Cercammo di scegliere la strada più breve attraversando “Les Halles” …. i vecchi macelli .... e così ci imbattemmo nei “abatteurs” lordi del sangue degli animali appena macellati, nei primi attivisti della “rivoluzione studentesca” pronti a dar battaglia - come oggi i “Gilet Jaune”, nelle “ombre” della notte e nello spirito del medievale alchimista Nicolas Flamel che ci accompagnò fino al piccolo Hotel Operà adiacente al “Musée de la franc-maçonnerie” di rue Cadet.

Il Ponte, il più celebre di Parigi, fu altresì il ritrovo dei ladri da strapazzo e dei ciarlatani. Il più famoso fu “Tabarin” che gabbava, con voce roboante, gonzi e ipocondriaci vendendo loro unguenti e impiastri miracolosi.
A fianco dei ciarlatani i borseggiatori trovavano vita facile tagliando i cordoni delle “borse” di uomini e donne attenti ad ascoltare le ridicole e strillate menzogne. Il nome Tabarin, nel tempo, divenne un modo per indicare quei locali di secondo ordine ove si esibivano cantanti e danzatrici di poco talento.
Ma il “Ponte” non fu solo un luogo malfamato!
Per l’Ordine dei Cavalieri del Tempio, i potenti “Chevaliers de Sangréal” o Templari, fu, nel punto in cui le campate centrali toccano l’Ile de la Cité, il luogo ove giustiziarono, il 18 marzo del 1314, il loro ultimo Maestro, Jacques de Molay. Tutt’ oggi una targa ne conserva la memoria.

Il mio amore per Parigi ha avuto questo inizio!
Dopo una settimana, dalla Gare du Nord, un treno ci riportò a casa, senza mai però lasciare veramente la “città”.

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